lunedì 13 agosto 2012

Acqua: perché fa bene e serve nel cammino

Tra i segreti c'è anche quello di togliere dall'alimentazione tutte le bevande gasate e non ottimali per l'organismo. Quindi da oggi solo acqua. Da curiosa sono andata a cercare le motivazioni per cui bere acqua sia meglio che altro. E ho trovato cose interessanti.
Per esempio scopro che nel “Rig Veda” (uno dei quattro principali testi induisti) si afferma che dalle acque si gene­rò l’Universo. Lo spirito delle acque, l’apam, rappresenta la fonte della vita attraverso cui si trasmette l’energia divina.
E poi come spiegato nell’“Astanga Hrdayam” di Vagbhata e nel “Caraka Samhita” di Caraka e tradotto da Vaidya Bhagwan Dash (testi classi­ci ayurvedici) durante il giorno, in particolare la mattina a digiuno, è opportuno iniziare bevendo un quarto di acqua bollita, da in­gerire calda. Altamente disintossicante, aiuta l’espulsione di acido urico, stimola i movimenti intestinali ed è facilmente digeribile, purché bevuta immediatamente dopo la bollitura. Continuare a bere acqua calda o tiepida nel corso di tutta la giornata è molto salutare: pacifica vata, cioè l’eccesso di aria all’interno del corpo, riscalda e fa diminuire la secchezza, anche della pelle, stimola l’appetito, pulisce la vescica, mitiga la tosse e aiuta ad espellere ama, il muco, dal corpo. L’acqua fredda va usata solo in caso di bruciori e quando c’è aggravamento di pitta, cioè forte calore nel corpo. In autunno e inverno, l’ac­qua deve essere consumata con moderazione, soprattutto da chi soffre di anemia, disturbi all’intestino, gonfiori e bruciori di stomaco e diverticoli e da chi ha un fuoco digestivo bas­so, mentre nelle altre stagioni, in particolare in estate, è consigliato berne fino a due litri. Troppa acqua o troppo poca può essere la causa di molti disturbi. Un eccesso di muco, lacrime, tosse, brontolii intestinali, sono segni di una disfunzione di questo elemento. Altra regola ayurvedica è che durante il pasto non si deve bere: l’acqua inibisce la stimolazione degli acidi della digestione e ostacola l’assorbi­mento dei cibi, mentre è consigliato berla dopo dieci minuti, o più, dalla fine del pasto. Anna Calabretta Laureata in Scienze motorie è terapista ayur­vedica. Ha lavorato due anni presso la  Clinica ayurvedica EdenGarden in Kerala (India) sotto la guida del maestro Sandhya Kumari.

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